Brevetti Apple, screensaver “camaleontico” sui nuovi dispositivi iOS?

Avete presente quando diciamo “caspita, le pensa davvero tutte”? In questo caso, il soggetto della frase è Apple. Il motivo è invece il contenuto di uno degli ultimi brevetti depositati dalla società californiana. All’interno del documento si fa riferimento ad un nuovo sistema di generazione di screensaver “camaleontici”, capaci di adattarsi ai colori dell’ambiente circostante. “Assurdo”, direte. Probabilmente sì, ma come sapete Apple cura molto l’aspetto esteriore dei propri prodotti e, a suo modo, anche lo screensaver costituisce un elemento estetico da non sottovalutare.

Innanzitutto, chiariamo cosa si intende con il termine screensaver, forse non noto a tutti. Questa parola sta ad indicare quella schermata statica o dinamica che compare ogniqualvolta non utilizziamo per un certo lasso di tempo il nostro dispositivo nonostante questo sia acceso. Nativamente, lo screensaver nasce con l’intento di diminuire il consumo dei dispositivi quando l’utente non li utilizza (ma li lascia accesi). In realtà, con il tempo questa funzione ha assunta anche una connotazione puramente estetica.

Generalmente, l’utente può impostare quale immagine (o schermata dinamica) il dispositivo andrà a proiettare sullo schermo – ammesso che la funzione screensaver sia attività. Inoltre, è spesso possibile selezionare un certo numero di immagini che si succederanno in sequenza.

Apple da sempre ripone non poca attenzione nella cura dei dettagli estetici dei propri prodotti: a confermare questa considerazione, vi è ad esempio il fatto che il design sia uno dei settori a cui la società dà maggiore importanza e grazie al quale ha saputo guadagnarsi numerosi clienti, attratti dall’estetica del prodotto prima ancora che dalle sue effettive funzionalità.

Il brevetto di cui vi parliamo oggi fornisce l’ennesima prova di quanto appena detto. Nel documento si parla infatti di un nuovo sistema pensato per generare screensaver “camaleontici”, cioè capaci di adattarsi all’ambiente esterno che circonda il dispositivo e colui che lo sta usando.

La percezione dell’ambiente esterno avviene tramite una serie di sensori: sebbene vengono citati quelli di accelerazione (e quindi di movimento), il sensore che risulta più interessante è quello ottico, in altre parola la fotocamera integrata del dispositivo.

Sembra infatti che catturando le immagini provenienti dall’esterno, questo generatore di screensaver sarebbe capace di riprodurre pattern ed immagini che si adattano perfettamente ai colori e alle forme del mondo esterno. Esattamente come un camaleonte, lo screensaver muterebbe al variare del luogo in cui si trova il dispositivo.

L’analisi di questo brevetto (e nello specifico delle immagini allegate nel documento) ci porta inoltre a supporre che, come riportato da diversi rumor nelle ultime settimane, il prossimo iPod Nano disporrà di una fotocamera posteriore. Come avrete potuto notare dalla prima immagine, una voce “Camera” appare sullo schermo di quello che a tutti gli effetti sembra un iPod Nano.

Suppore dunque che effettivamente nella prossima generazione del prodotto possa essere implementata una fotocamera non è più da escludere, nonostante le nostre perplessità sulla reale utilità della stessa siano notevoli.

Perplessità che nascono, ancora una volta, analizzando questo brevetto. Ovviamente, in questo caso non si può parlare di utilità della funzione, in quanto è esplicitamente pensata come puro elemento estetico. Eppure, pensando ad alcune comuni situazioni di vita reale, ci sembra più verosimile che uno screensaver possa attivarsi quando il dispositivo è risposto, ad esempio, su un tavolo o su un luogo piano.

In questo caso la fotocamera inquadrerebbe inevitabilmente la superficie stessa, senza fornire alcune informazione utile riguardante l’ambiente esterno. Analogamente, se si trattasse di una fotocamera frontale (e qui pensiamo all’iPhone 4), il problema è opposto ma comunque simile a meno che non ci si trovi all’aperto (per capirci, in assenza di soffitti). Insomma, Apple sembra davvero che le pensi tutte ma, evidentemente, talvolta alcune idee sono più belle che funzionali.

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